Il dono della profezia nel Nuovo Testamento

Wayne Grudem

Ma è davvero così importante tutta questa discussione? Perderemo qualcosa, se andremo avanti a fare come abbiamo sempre fatto, trascurando alquanto il dono di profezia nelle nostre chiese? Per rispondere a questa domanda, per prima cosa dovremmo ricordare ciò che la Scrittura stessa afferma sull’importanza di questo dono.

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Ma è davvero così importante tutta questa discussione? Perderemo qualcosa, se andremo avanti a fare come abbiamo sempre fatto, trascurando alquanto il dono di profezia nelle nostre chiese? Per rispondere a questa domanda, per prima cosa dovremmo ricordare ciò che la Scrittura stessa afferma sull’importanza di questo dono. L’apostolo Paolo teneva questo dono in così alta considerazione, che disse ai corinzi: “Desiderate ardentemente l’amore, non tralasciando però di ricercare i doni spirituali, principalmente il dono di profezia” (1 Corinzi 14:1). Poi, al termine della sua discussione sui doni spirituali, di nuovo disse: “Pertanto, fratelli, desiderate il profetare” (1 Corinzi 14:39). E disse anche: “Chi profetizza, edifica la chiesa” (1 Corinzi 14:4). Ora, dobbiamo porci una domanda, che oggi suona difficile: “Se Paolo desiderava così tanto che la profezia fosse operativa a Corinto, angustiata com’era quella chiesa da immaturità, personalismi, divisioni e altri problemi, non dovremmo anche noi desiderare che questo dono sia operativo ancora una volta nelle nostre chiese oggi? Sono convinto che, se al dono di profezia fosse consentito di funzionare, almeno in qualcuna delle riunioni nella vita della chiesa, aggiungerebbe una nuova, ricca misura di vitalità nell’adorazione, un senso di potenza derivante dal fatto di vedere Dio all’opera proprio qui e ora, quel soverchiante senso di meraviglia che ci porta a esclamare: “Veramente Dio è in questo posto”. Ecco, dunque, quali sono i vantaggi che ne verranno alla chiesa. Errori o abusi sono possibili, come con ogni dono (si pensi per esempio all’insegnamento o ai doni di governo). Ma si possono prevenire i rischi di abusi grazie a uno scrupoloso insegnamento e organizzando l’esercizio del dono secondo i principi insegnati nella Scrittura. E il potenziale di benefici per la chiesa – e per la nostra stessa vita spirituale – sarà molto significativo.

È lecito per i cristiani fare uso, nelle loro chiese, del dono di profezia?

In che cosa consiste questo dono spirituale e come funziona?

Non definendo la profezia né come la capacità di prevedere il futuro, né come un’attività omiletica, né come la proclamazione di una parola da parte del Signore, bensì come l’atto di “riferire qualche cosa che Dio ha fatto spontaneamente venire in mente”, il dr. Grudem apre la strada a una rinnovata comprensione che, preservando l’autorità unica della Scrittura, lascia la possibilità alla chiesa di godere di uno dei più edificanti doni dello Spirito Santo.

L’AUTORE

Wayne Grudem, laureato ad Harvard, presso il Westminster Theological Seminary e presso l’Università di Cambridge (Inghilterra), è stato presidente del Consiglio per la mascolinità e la femminilità bibliche (www.cbmw.org) e attualmente è ricercatore di teologia biblica presso il Phoenix Seminary.

In italiano da BE Edizioni è già stato pubblicato il suo libro Business per la gloria di Dio e dalle Edizioni GBU il suo commentario per la collana Tyndale sulla Prima Epistola di Pietro.

Scheda tecnica

Altezza
21
Larghezza
15
Peso
0.600
Pagine
506
Autore
Wayne Grudem
Collana
Approfondimenti
Tipo pubblicazione
Brossura
ISBN
978-88-97963-04-2

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Ma è davvero così importante tutta questa discussione? Perderemo qualcosa, se andremo avanti a fare come abbiamo sempre fatto, trascurando alquanto il dono di profezia nelle nostre chiese? Per rispondere a questa domanda, per prima cosa dovremmo ricordare ciò che la Scrittura stessa afferma sull’importanza di questo dono.

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