Dov’è stato Gesù quando aveva fra i 13 e i 30 anni?

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Approfondiamo le varie ipotesi di dove è stato Gesù negli anni non descritti dalla Bibbia.

Ogni tanto rivedo in alcuni tabloid e blog la vecchia teoria che Gesù sarebbe vissuto in paesi stranieri quando aveva fra i 13 e i 30 anni. In questo periodo egli avrebbe imparato magia, filosofia e alchimia, prima di presentarsi in Israele come il Messia atteso dai giudei.

Diversi vangeli apocrifi vengono citati come fonte per questa speculazione.

Generalmente, la lettura di testi che difendono questa teoria è noiosa, oltre a rivelare la più completa ignoranza degli studi biblici e archeologici fatti su Gesù, sono articoli simili alle pubblicazioni sensazionalistiche che ogni anno si approfittano delle feste cristiane, come il natale, per chiamare l’attenzione di curiosi e ignoranti con affermazioni assurde sulla vita di Cristo.

La ragione per la quale i Vangeli non ci dicono niente di questo periodo è perché essi non sono biografie nel senso moderno del termine, nelle quali si narra tutta la storia di vita del biografato, dalla nascita alla morte, con dettagli dell’infanzia, adolescenza, gioventù, vita adulta e vecchiaia.

I Vangeli, come il nome stesso ci dice, sono stati scritti per evangelizzare, per annunciare la buona novella della salvezza mediante la morte e la risurrezione di Gesù Cristo.

Pertanto, per quanto riguarda la vita del Messia, quel che interessa ai Vangeli è la sua nascita soprannaturale, per stabilire dall’inizio la sua divinità; il suo ministero pubblico dai 30 anni, quando ha fatto segnali e prodigi e ha insegnato alle folle, la sua morte e risurrezione sono le basi della salvezza da lui offerta.

Non c’è alcun interesse biografico nell’adolescenza e gioventù di Gesù perché in questo periodo egli ha vissuto ed è cresciuto come un giovane comune.

Nonostante ciò, alcune informazioni trovate nei Vangeli canonici – Matteo, Marco, Luca e Giovanni – ci permettono di ricostruire, anche se parzialmente, questo periodo della vita di Gesù che passa senza un registro diretto.

Leggiamo che, quando Gesù ha cominciato a fare miracoli e a insegnare nella sua città, Nazareth, questo è risultato molto strano agli abitanti, per il fatto che conoscevano Gesù dalla sua infanzia:

Recatosi nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga, così che stupivano e dicevano: ''Da dove gli vengono tanta sapienza e queste opere potenti? Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte tra di noi? Da dove gli vengono tutte queste cose?'' E si scandalizzavano a causa di lui. Ma Gesù disse loro: ''Un profeta non è disprezzato che nella sua patria e in casa sua''. E lì, a causa della loro incredulità, non fece molte opere potenti. (Matteo 13:54-58)

Questo passaggio ci permette di notare che i nazareni conoscevano Gesù e tutta la sua famiglia. Se egli fosse stato fuori città per 27 anni, certamente non ci sarebbe tale rapporto.

Oltre a questo, l’insegnamento di Gesù riguardo alla legge mosaica, ai comandamenti e al regno di Dio, così come le sue parabole e illustrazioni, fanno riferimento al giudaismo, all’Antico Testamento e alle usanze comuni nelle terre della Palestina.

Gesù ha dimestichezza con l’agricoltura, la cura delle pecore, il mercato, i sistemi finanziario e legislativo in vigore in quella regione.

Questo sarebbe impossibile se egli avesse trascorso tutti quelli anni ricevendo formazione teologica e mistica in un altro paese, vivendo in un’altra cultura, facendo esperienza di un’altra religione.

Nell’insegnamento di Cristo, non esiste assolutamente nulla derivato dalla religione egiziana, persa, mesopotamica o hindu, tutte caratterizzate dal politeismo e panteismo.

Al contrario, l’insegnamento di Gesù è monoteista e creazionista.

Ci sono diverse leggende sciocche circa l’infanzia del Messia, provenienti da testi apocrifi, particolarmente chiamati “narrative dell’infanzia di Gesù”.

I più conosciuti sono: Protovangelo di Giacomo; il Vangelo di Tommaso, l’Israelita; il Libro dell’infanzia del Salvatore; la Storia di Giuseppe, il falegname; il Vangelo arabo dell’infanzia; il Libro di Giuseppe e Aseneth; e il Vangelo dello Pseudo-Matteo dell’infanzia.

Scritto nel secondo secolo, il Protovangelo di Giacomo, che descrive la nascita e l’infanzia di Gesù e la gioventù della vergine Maria, è un tipico tentativo di soddisfare la curiosità popolare circa le questioni omesse dai Vangeli canonici.

La teologia di questo “vangelo” non è altro che un docetismo popolare: Gesù ha un corpo che non è sottomesso alle leggi dello spazio e del tempo. Questo registro non ha alcun valore come fonte storica su Gesù.

Bisogna dire che molti di questi scritti apocrifi sono stati fatti da autori cristiani sconosciuti, non gnostici, e sembrano riflettere un tipo di cristianesimo popolare marginale.

La maggior parte di essI intendono colmare la mancanza d’informazione storica dei Vangeli canonici, fornendo dettagli sull’infanzia di Gesù, delle sue conversazioni con gli apostoli, informazioni su Maria e altri personaggi citati nei Vangeli tradizionali.

In alcuni casi, sembrano essere scritti per difendere dottrine non apostoliche che cominciavano a guadagnare spazio dentro il cristianesimo, come il concetto secondo il quale Maria è madre di Dio e mediatrice fra Dio e gli uomini.

Il Protovangelo di Giacomo, per esempio, spiega che Maria è stata scelta a causa della sua verginità e santità e la difende come madre di Dio e intercessora fra il divino e gli uomini.

Alcuni di questi racconti contengono esempi morali non consigliabili.

Per esempio, nel Vangelo di Tommaso, l’Israelita, si raccontano diversi episodi in cui il bambino Gesù maledice e uccide chi si oppone a lui.

Quasi tutti i testi sono pieni di storie leggendarie e senza senso, come il Vangelo di Nicodemo, che racconta come Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo e le guardie del sepolcro sono diventati testimoni della risurrezione di Gesù.

È un libro pieno di storie fantasiose.

Da molto tempo la Chiesa cristiana ha rifiutato queste opere, perché non superano il criterio di canonicità: non sono state scritte dagli apostoli o da qualcuno legato a loro, contraddicono la dottrina cristiana, contengono esempi e consigli morali ed etici poco raccomandabili, e gli scrittori hanno falsamente attribuito l’autorialità agli apostoli, come è accaduto con i “vangeli” di Tommaso, Pietro, Bartolomeo e Filippo.

Inoltre, le sue storie fantasiose su Cristo rivelano chiaramente un carattere speculativo e superstizioso, al contrario della sobrietà e serietà dei Vangeli biblici.

Non è da meravigliars,i pertanto, che questi registri non appaiano in nessuna delle liste canoniche.

Infine, tali speculazioni derivano dal rifiuto del quadro semplice e chiaro che i Vangeli ci presentano di Gesù: vero Dio e vero uomo, che è nato, vissuto e morto affinché ricevessimo il perdono dei nostri peccati e avessimo accesso alla vita eterna.

Augustus Nicodemus è brasiliano e pastore presbiteriano.

Si è laureato in teologia presso il Seminario Presbiteriano di Recife (Brasile), ha un master in Nuovo Testamento conseguito presso l’Università Riformata di Potchefstroom (Sudafrica), un dottorato in ermeneutica biblica presso il Westminster Theological Seminary (USA) e ha seguito ulteriori studi al Seminario Riformato di Kampen (Olanda).

È stato rettore per dieci anni dell’Università Presbiteriana Mackenzie. È autore di diversi libri tra cui Che cosa stanno facendo alla chiesa e L’ateismo cristiano.

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