Crisi di fiducia
Perché molti evangelici diffidano ancora dei credo?
"Non abbiamo bisogno di confessioni di fede. Abbiamo la Bibbia."
È una frase che molti cristiani hanno sentito, e forse pronunciato, almeno una volta.
L'intenzione è lodevole: affermare la piena autorità della Scrittura. Eppure, Carl Trueman propone una domanda tanto semplice quanto scomoda:
È davvero possibile vivere la fede senza alcun credo?
Tutti hanno una confessione di fede
Secondo Trueman, la questione non è se una chiesa possieda una confessione.
La vera domanda è quale confessione possieda.
Ogni comunità cristiana insegna qualcosa su Dio, sull'uomo, sulla salvezza, sulla chiesa e sul culto. Anche quando queste convinzioni non vengono mai messe per iscritto, continuano comunque a guidare la vita della comunità.
Le confessioni storiche hanno proprio questo scopo: rendere pubblica, verificabile e condivisa la fede della chiesa.
Il problema non è il passato
Viviamo in una cultura che guarda con sospetto tutto ciò che appartiene alla tradizione.
La novità viene spesso considerata un valore in sé.
Ma il cristianesimo non nasce da una continua reinvenzione della fede.
Nasce dalla trasmissione fedele del vangelo.
Per questo motivo i grandi credo della chiesa continuano a essere così importanti.
Essi ricordano ai credenti che non sono chiamati a inventare una nuova fede, ma a custodire quella ricevuta dagli apostoli.
Una risposta all'individualismo
Uno dei contributi più interessanti del libro riguarda il rapporto tra confessioni di fede e crisi dell'identità.
L'individualismo contemporaneo insegna che ciascuno costruisce autonomamente la propria verità.
Le confessioni cristiane affermano l'esatto contrario.
Ci ricordano che la nostra identità nasce da una realtà oggettiva: Dio, la sua Parola e il vangelo di Gesù Cristo.
Un libro per il presente
Crisi di fiducia non è un libro rivolto soltanto agli studiosi di storia della chiesa.
È una riflessione profondamente attuale sulla necessità di recuperare una fede capace di resistere alle pressioni culturali del nostro tempo.
Perché una chiesa che dimentica la propria storia rischia, prima o poi, di dimenticare anche il proprio vangelo.
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