Il digiuno
Perché i cristiani dovrebbero ancora digiunare?
Viviamo in un tempo nel quale possiamo soddisfare molti dei nostri desideri con una facilità impensabile per le generazioni precedenti.
Abbiamo accesso a cibo, comodità, intrattenimento e possibilità che riempiono continuamente le nostre giornate.
Eppure, proprio in mezzo a questa abbondanza, rischiamo di dimenticare una domanda fondamentale: quanto desideriamo veramente Dio?
È una delle domande al centro di Il digiuno di John Piper, un libro che invita i cristiani a riscoprire il significato biblico di una pratica spirituale spesso trascurata.
Una pratica dimenticata?
Quando pensiamo alla vita cristiana, parliamo frequentemente di preghiera, lettura della Bibbia, comunione fraterna e partecipazione alla vita della chiesa.
Ma quanto spazio occupa il digiuno?
Per molti credenti è una pratica poco conosciuta, associata soprattutto all'Antico Testamento o a particolari momenti di difficoltà.
Eppure, il digiuno è presente anche nel Nuovo Testamento.
Gesù ne parla ai suoi discepoli e la chiesa primitiva lo pratica in momenti significativi della propria vita e del proprio ministero.
Perché, allora, dovremmo riscoprirlo oggi?
John Piper ci invita a partire non dalla pratica in sé, ma dal suo significato spirituale.
Non di solo pane
Nel deserto, quando viene tentato da Satana, Gesù risponde ricordando che l'uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio.
Il pane è necessario per sostenere la nostra vita fisica, ma non può soddisfare tutti i bisogni dell'essere umano.
Esiste una fame più profonda.
Una fame che non può essere soddisfatta dalle cose materiali, per quanto buone possano essere.
Il digiuno cristiano ci ricorda proprio questa verità.
Rinunciando temporaneamente al cibo, possiamo esprimere il nostro desiderio di Dio e riconoscere che abbiamo bisogno di lui più di qualsiasi altra cosa.
Il digiuno non riguarda soltanto ciò a cui rinunciamo, ma soprattutto Colui che desideriamo.
Il desiderio dello Sposo
Uno dei passi centrali nella riflessione di Piper è Matteo 9:14-15.
Quando i discepoli di Giovanni Battista chiedono a Gesù perché i suoi discepoli non digiunino, Gesù risponde parlando dello sposo.
Finché lo sposo è presente, gli invitati alle nozze non hanno motivo di fare cordoglio. Ma verranno giorni nei quali lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno.
Queste parole ci aiutano a comprendere una caratteristica fondamentale del digiuno cristiano.
Il digiuno è strettamente legato alla persona di Cristo.
Viviamo tra la sua prima venuta e il suo ritorno. Abbiamo conosciuto la sua grazia, ma attendiamo ancora il giorno nel quale vedremo pienamente la sua gloria.
Il digiuno può quindi diventare un'espressione di questa attesa e del nostro desiderio della sua presenza.
Il digiuno non ci fa guadagnare il favore di Dio
Ma c'è un pericolo dal quale dobbiamo guardarci.
Potremmo pensare che rinunciare al cibo sia un modo per dimostrare a Dio quanto siamo devoti e ottenere da lui una ricompensa.
John Piper affronta direttamente questa prospettiva.
La grazia di Dio non può essere acquistata attraverso le nostre opere, nemmeno attraverso una disciplina spirituale impegnativa come il digiuno.
Il digiuno cristiano non nasce dalla convinzione di poter meritare qualcosa da Dio, ma dalla consapevolezza della nostra dipendenza da lui.
Non digiuniamo perché siamo spiritualmente autosufficienti, ma proprio perché riconosciamo di non esserlo.
Il digiuno diventa così un'espressione della fede: un modo per rivolgerci a Dio, confidare nelle sue promesse e riconoscere che soltanto lui può soddisfare il nostro bisogno più profondo.
Una fame che guarda anche agli altri
Il digiuno, però, non riguarda soltanto la nostra vita spirituale individuale.
Nella Bibbia, il digiuno è spesso collegato alla preghiera per il popolo di Dio, alla ricerca della sua volontà e alle necessità della comunità.
Piper mostra come questa pratica possa accompagnare anche la nostra preghiera per la diffusione del Vangelo, per la chiesa e per un mondo segnato dalla sofferenza e dall'ingiustizia.
La ricerca di Dio non dovrebbe renderci indifferenti alle necessità degli altri.
Al contrario, il desiderio della sua gloria dovrebbe accompagnarsi a una crescente attenzione verso ciò che gli sta a cuore.
Di che cosa abbiamo veramente fame?
Forse, allora, la domanda più importante non è semplicemente se i cristiani debbano digiunare.
La domanda è che cosa desideriamo veramente e quale posto occupa Dio nella nostra vita.
In una cultura che ci incoraggia a soddisfare continuamente i nostri appetiti, il digiuno ci ricorda che nessuna cosa creata può sostituire il Creatore.
Il cibo, il benessere e le comodità sono doni buoni. Ma il nostro cuore è stato creato per qualcosa di più grande.
Il digiuno di John Piper è un invito a riscoprire questa verità e a comprendere come una pratica spirituale spesso dimenticata possa aiutarci a coltivare un desiderio sempre più profondo di Dio.
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