"Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato"
Atti 16:31

L’omosessualità e il Cristianesimo 1 di 3: l’omosessualità secondo la Psicologia odierna

luceQui di seguito verrà riportato il primo di tre post sull’omosessualità e il Cristianesimo.

La prima parte sarà un po’ tecnica, in quanto si limiterà a fornire la corretta terminologia utilizzata nell’ambito psicologico in riferimento alla sessualità umana.

Nel secondo post presenterò il mio punto di vista, come credente in Cristo, sul rapporto omosessualità e Cristianesimo.

Infine, nel terzo post, cercherò di fornire alcuni consigli per aiutarvi a relazionarvi, in modo biblicamente sano e corretto, sia con persone omosessuali non credenti, sia con credenti con una tendenza omossessuale.

Primo Post: L’omosessualità secondo la Psicologia odierna

La definizione dei termini

Tra i vari dibattiti, presenti oggi in tutto il mondo, quello che continua ad essere il più interessante oggetto di scontri e confronti è sicuramente il tema dell’omosessualità. Resa oggetto di numerose pubblicazioni sul piano sociologico, psicologico e teologico, l’omosessualità coinvolge aspetti profondi dell’individuo che lo mettono in discussione di fronte a temi personali, sociali, relazionali e spirituali.

Quando si affronta il tema dell’omosessualità, o più in generale questioni legate alla sessualità, uno dei problemi basilari sta proprio nella definizione stessa dei termini, spesso confusi in ambito psicologico e il più delle volte sconosciuti in ambito cristiano.

Nasce dunque l’esigenza di conoscenza e di chiarezza.

Definito il sesso biologico come determinato dai cromosomi, dagli ormoni e dai genitali interni ed esterni, ogni individuo si contraddistingue in base ad altre componenti:

l’identità di genere: con essa ci riferiamo a quella percezione, continua e persistente, che ogni individuo ha di sé come maschio o come femmina (Money, 1994);

il ruolo di genere: ci riferiamo a tutto ciò (atteggiamenti, comportamenti, attributi fisici, abbigliamento, uso del linguaggio, interazioni sociali, tratti di personalità, interessi) che un individuo fa per esprimere agli altri l’appartenenza o l’ambivalenza rispetto ad un determinato sesso (Graglia, 2009);

l’orientamento sessuale: viene concettualizzato come la tendenza a rispondere a certi stimoli sessuali, che possono essere persone, cose o a volte anche situazioni, e che inducono nel soggetto attivazione ed interesse sessuale (Dèttore, 2010);

l’identità dell’orientamento sessuale: in base a tali stimoli, la persona si definisce, dunque, eterosessuale, omosessuale o bisessuale. L’ identità dell’orientamento sessuale si differenzia dal concetto di orientamento sessuale in quanto con esso intendiamo il riconoscimento e l’internalizzazione, da parte del soggetto stesso, del proprio orientamento sessuale (Dèttore, 2010).

Il quadro delle possibilità risulta essere complicato e variegato, essendo queste componenti, nella persona stessa, indipendenti ma interagenti l’una con l’altra. Una persona, dunque, biologicamente uomo, può o non può, ad esempio, percepire se stesso come uomo (nel caso di un transessuale MtF) e avere un orientamento sessuale eterosessuale, bisessuale o omosessuale. E non solo, rispetto a quest’ultimo, la persona, pur avendo un orientamento di tipo omosessuale, potrebbe non definirsi tale (identità dell’orientamento sessuale), complicando ulteriormente la comprensione della sua condizione.

Per semplificare il tutto, da qui in poi, quando parleremo della persona omosessuale faremo riferimento alla condizione più diffusa e semplice, quella di una persona, uomo o donna, che avendo un identità di genere coerente con il proprio sesso biologico e un ruolo di genere maschile e/o femminile, prova però attrazione sessuale nei confronti delle persone del proprio sesso.

Fino al 1973 alla condizione omosessuale veniva affiancata l’etichetta di “disturbo mentale”, quest’ultima rafforzata e ufficialmente patologizzata dalla sua presenza nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Il DSM, che rappresenta ancora oggi uno dei sistemi di classificazione per i disturbi mentali più utilizzato da medici, psichiatri e psicologici di tutto il mondo, sia nella clinica che nella ricerca, nel corso delle sue edizioni e revisioni (attendiamo la sua quinta edizione), ha considerato per anni la persona omosessuale come un pervertito, la cui sessualità risultava deviante e associata ad altre condizioni clinicamente significative.

Nel 1973, nel corso di un meeting dell’APA (American Psychological Association) si approvò definitivamente la rimozione dell’omosessualità dal DSM, rimozione sicuramente favorita da un cambio di vista culturale e dai risultati ottenuti dalle innumerevoli ricerche condotte in ambito scientifico.

Ripeto per chi continua ancora oggi ad utilizzare, in relazione alla condizione omosessuale, termini quali “malattia” o “disturbo”: l’omosessualità, per la psicologia, non è un disturbo mentale!

Ogni professionista che lavora nell’ambito della salute mentale, oggi, è chiamato ad accettare e sostenere il proprio paziente con empatia, congruenza e con un’attenzione positiva e incondizionata, al fine di comprendere, attraverso un’apertura della sua prospettiva, le sue preoccupazioni e incoraggiarlo verso un concetto di sé positivo (Cantelmi & Lambiase, 2011).

Se da una parte abbiamo chiara la posizione dell’odierna psicologia, dall’altra, quando affianchiamo il tema dell’omosessualità a quello del Cristianesimo, gli animi si incendiano, i dibattiti e le controversie si moltiplicano come focolai e le posizioni, quasi sempre, si irrigidiscono.

Riprenderemo il nostro discorso nel mio post successivo.

 

Riferimenti Bibliografici

Cantelmi, T., & Lambiase, E. (2010). Linee guida dell’American Psychological Association. In Cantelmi, T., & Lambiase, E. (Eds.), Omosessualità e psicoterapie (pp- 155-170). Milano: Franco Angeli.

Dettore, D. (2010b). Orientamento sessuale: definizione e dimensioni. In Cantelmi, T., & Lambiase, E. (Eds.), Omosessualità e psicoterapie (pp. 51-68). Milano: Franco Angeli.

Graglia, M. (2009). Psicoterapia e omosessualità. Roma: Carocci.

Money, J. (1994). The concept of gender identity disorder in childhood after 39 years. Journal of Se and Marital Therapy, 20, 163-165.

 

Sefora Di Natale ha conseguito la Laurea triennale in Psicologia Clinica e di comunità (2008) e la Laurea Magistrale in Psicologia (2011). La sua formazione continua con l’iscrizione e la partecipazione, da gennaio 2013, alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Vive a Firenze e frequenta la chiesa evangelica Logos.

Informativa ai sensi dell'art. 13 D.LGS. 30 giugno 2003 n.196. Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Chiudendo questo elemento o interagendo con questo sito senza modificare le impostazioni del browser acconsenti all'utilizzo di tutti i cookies di cui fa uso il sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la pagina della informativa sui cookies