"Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato"
Atti 16:31

Gli idoli patroni d'Italia 2/2

san gennaroQui potete leggere la prima parte di questo post. 

E veniamo al caso, sotto certi aspetti, ancora più clamoroso di Giorgio di Lydda, protettore di Ferrara, Genova e Reggio Calabria. Secondo la leggenda “Giorgio è tribuno dell’armata romana, originario della Cappadocia. Nei suoi viaggi giunge in Libia, nella città di Silene, dove, in una grande palude, si nascondeva un orribile drago che, quando si avvicinava alle mura della città, uccideva col suo fiato infuocato e pestifero tutti quelli nei quali si imbatteva. I cittadini, per mitigare il furore del drago e impedire che, appestando l’aria, provocasse la morte di molti, gli offrirono in cibo due pecore al giorno, ma quando le pecore, delle quali non avevano molta disponibilità, cominciarono a mancare, presero a nutrirlo ogni giorno con una pecora e un uomo. Il nome della vittima era tirato a sorte, e già tutti i giovani validi della città erano stati divorati, quando fu estratta a sorte per essere portata al drago l’ultima figlia del re. Il re, disperato, offrì in cambio metà del suo regno e tutti i suoi tesori, ma il popolo ritenne offensiva questa offerta, se ciascuno, senza tentennare, aveva presentato al drago i propri figli. Il re chiese allora otto giorni di tempo, al termine dei quali i cittadini cominciarono ad agitarsi perché morivano per il soffio pestifero del drago. Il re, visto che nessuno poteva salvare la figlia, la vestì di abiti regali, pianse sopra di lei la sua disperazione, la benedisse, guardandola allontanarsi verso il lago. Il beato Giorgio, trovandosi a passare di lì, incontrò la fanciulla piangente e le chiese cosa avesse. Dopo molte insistenze seppe della sorte a cui era destinata, e, invitandola a non temere, le promise di venirle in aiuto nel nome del Cristo. Mentre i due parlavano il drago sollevò la testa dall’acqua. Giorgio montò sul cavallo, si segnò con la croce e si lanciò sul drago, vibrando la lancia con la quale lo ferì gravemente. Il drago cadde a terra, e Giorgio invitò la fanciulla ad avvolgere la sua cintura intorno al collo del mostro. Quando ella ciò fece, il drago la seguì mansueto come un cagnolino. Il popolo, nel vederla avvicinarsi alla città, fu preso dal terrore, ma Giorgio lo rassicurò, annunziando che egli era stato mandato da Dio proprio per liberarli dal drago, se essi avessero accettato la conversione e il battesimo. Tutti gli abitanti si battezzarono, e Giorgio uccise il drago che fu portato fuori della città su un carro trainato da quattro coppie di buoi. Vuole la leggenda che in quel giorno furono battezzati ventimila uomini, oltre le donne e i bambini. Il re fece costruire un grande tempio in onore della madre di Dio e del beato Giorgio, e dall’altare sgorgò una fonte viva per le acque della quale molti infermi guarirono. Il re offrì anche a Giorgio una grande somma di denaro che egli distribuì ai poveri” (Ireneo Bellotta, I santi patroni d’Italia, ed. Newton-Compton, Roma 2001, p. 140).

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Che tipo di “Santo”?

 

papiSeguendo la formula cattolico romana, i due papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, hanno dovuto aspettare rispettivamente 51 e 9 anni dopo la morte per essere riconosciuti “santi”. Tra l’altro nel secondo caso il processo è stato ritenuto particolarmente rapido! Per essere riconosciuti “santi” secondo questa formula, bisogna di aver compiuto almeno un miracolo e di aver manifestato altri meriti personali.

 

Qui vedo due problemi, uno formale e l’altro sostanziale.

 

Il problema formale è il modo in cui viene usato il termine “santo”. Il problema sostanziale è che a fare quest’errore è un’istituzione che si reputa “apostolica”. Nel Nuovo Testamento l’appellativo “santo” si applica a persone ancora in vita sulla terra che sono state “santificate”, ossia “appartate da Dio”, mediante lo Spirito Santo (1 Pietro 1:2). Quindi, mentre per la chiesa cattolica romana i “santi” sono una categoria speciale di cristiani, secondo gli apostoli i santi sono tutti coloro che hanno posto la loro fede in Cristo per essere salvate.

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Gli idoli patroni d'Italia 1/2

san gennaro“I papisti non soltanto insegnano che i santi in cielo pregano per noi, cosa che del resto non possiamo sapere perché la Scrittura non ne parla, ma perfino li divinizzano, affinché siano nostri patroni e noi li dobbiamo invocare. Vi sono anche dei santi che non sono mai esistiti. A ciascun santo viene attribuita una forza e un potere particolari: all’uno sul fuoco, a un altro sull’acqua, a un altro ancora sulla peste, sulla febbre e su ogni genere di flagello…” Queste affermazioni di Lutero erano vere nel XVI secolo, come lo sono tuttora nel XXI secolo, perché la Chiesa Cattolica Romana non può sostanzialmente cambiare, perché sarebbe una specie di “suicidio”, considerando tutti i suoi dogmi solennemente proclamati ed una prassi oramai consolidata da secoli di idolatria e superstizione. (Si veda M. Lutero, Epistola sull’arte del tradurre e sulla intercessione dei santi, in Scritti Religiosi, ed, UTET, Torino 1967, rist. 1978, p. 717).

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Monasteri, conventi e dintorni 2/2

certosa 2Per leggere la prima parte di questo post basta andare qui.

Gli attuali “religiosi” – monaci, monache, frati, suore – si riallacciano all’antico movimento del Monachesimo, che ebbe un lento ma graduale successo nella Chiesa Cattolica.

A mio avviso, tale movimento scaturì dalla necessità di vivere una vita cristiana autentica in opposizione alla dilagante immoralità anche dei cosiddetti cristiani, a partire dal III e IV secolo in poi. Questo lo dico anche pensando ad un passo della regola dei Quattro Padri, cioè Serapione, Macario, Pafnuzio ed il secondo Macario – un documento molto importante per la storia del Monachesimo appunto, assieme alla Regola di San Benedetto. Ora, dunque, nel capitolo II, parlando di coloro che desiderano abbracciare la vita monastica, si afferma: “Ora mostriamo a quale esame è giusto sottoporre coloro che lasciano il secolo per convertirsi”. Nel testo originale latino si usa proprio il verbo convertire, al passivo come se si trattasse di un pagano, che si converte al Cristianesimo. Più avanti si parla di liberarsi, da parte dell’aspirante “delle tenebre del mondo” (de speculi latebris), (in “La regola di San Benedetto e le Regole dei Padri” a cura di Salvatore Pricoco, ed. Fondazione Lorenzo Valla, Milano 1995, pp. 11,13).

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