"Cercate il Signore, mentre lo si può trovare; invocatelo, mentre è vicino."
Isaia 55:6

Le chiese evangeliche e la libertà religiosa in Italia (seconda parte)

Piazza Duomo and Milan Cathedral Duomo di Milano in MilanGli articoli 7 e 8 della Costituzione concedono alle confessioni religiose di riferimento grandi possibilità di spazio e di movimento rispetto ai culti che invece rimangono sotto il cappello della legislazione fascista sui culti ammessi. Per superare questa oggettiva condizione di disparità, nell’ottobre del 2006 sono stati proposti alcuni progetti di legge sulla libertà religiosa e sulla abrogazione della legislazione sui culti ammessi da parte dell’on. Marco Boato (del gruppo Misto-Verdi) e da parte dell’on. Valdo Spini (del Partito Democratico di Sinistra – L’Ulivo).

Le proposte di legge non hanno mai visto la luce soprattutto perché la gerarchia cattolica si è opposta con forza a due principi in esse contenuti: l’eguale trattamento delle diverse confessioni religiose e l’applicazione del principio di laicità per tutte le fedi che esercitano la propria missione sul territorio italiano. Rimostranze su questi e su altri aspetti sono state fatte ai componenti della Commissione Parlamentare incaricata di studiare queste proposte di legge direttamente dal segretario della Cei, mons. Giuseppe Betori, il quale insisteva perché in materia si mantenesse una gerarchia “a tre piani”: in alto, la Chiesa Cattolica e i suoi Patti Lateranensi, al primo piano, le Intese con chi vuole o può stipularle, al piano terra, invece, i culti “riconosciuti”, regolati da una nuova legge sulla libertà religiosa.

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Le chiese evangeliche e la libertà religiosa in Italia (prima parte)

Piazza Duomo and Milan Cathedral Duomo di Milano in MilanL’evangelismo italiano, nato con la rivoluzione nazionale del Risorgimento, ottenne da essa quella ampia libertà religiosa necessaria alla sua missione spirituale e materiale. È vero che l’articolo 1 dello Statuto Albertino dichiarava la religione cattolica come sola religione dello Stato. Leggi successive stabilirono comunque che la differenza di culto non avrebbe formato eccezione al godimento dei diritti civili, politici e militari.

Le chiese evangeliche furono pertanto considerate alla stregua di associazioni private e si mossero entro l’ambito del diritto comune, giovandosi della politica di Libera Chiesa in Libero Stato, che il Cavour aveva avviato su diretta influenza delle teorie separatiste del pastore protestante Alexandre Vinet.

I rapporti tra Stato e Chiesa di Roma furono viceversa difficili e quest’ultima fu sottoposta a numerose limitazioni alla sua autonomia e controlli ministeriali di carattere giurisdizionalista. Successivamente si assistette a un lento ma progressivo miglioramento dei rapporti tra Stato e Chiesa fino ad arrivare – negli anni del fascismo – alla firma di quei Patti Lateranensi, che avviarono una politica di «riconfessionalizzazione» dell’Italia in senso cattolico.

Le chiese evangeliche pensarono allora di gettare alle ortiche il tradizionale principio separatista per tentare di ottenere un trattamento il più favorevole possibile dallo Stato. Si riteneva infatti che una condizione di privilegio per la confessione di maggioranza non avrebbe comunque pregiudicato il mantenimento delle tradizionali libertà religiose concesse ai culti acattolici.

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Evangelizzazione, non basta la parola! Giornate teologiche IFED 2013

download mondoC'era un tempo in cui la parola "evangelizzazione" apparteneva al vocabolario delle chiese evangeliche soltanto e aveva un contenuto definito: l'annuncio della salvezza di Gesù Cristo ai perduti in vista della loro conversione. Oggi non è più così. Il cattolicesimo ha iniziato ad usarla in modo disinvolto (aggiungendo spesso l'aggettivo "nuova") e i suoi significati si sono dilatati perdendo la connotazione evangelica classica. Anche nelle chiese protestanti ecumeniche si è iniziato a riparlare di evangelizzazione, ma non è sempre chiaro a che cosa sia associata. Il risultato è che la parola viene usata in modo crescente e da più soggetti, ma non si sa più bene cosa sia. Non basta parlare di "evangelizzazione" per intendere e praticare l'evangelizzazione in senso biblico.

Le Giornate teologiche 2013 hanno avuto come tema proprio la sfida di pensare all'evangelizzazione avendo l'evangelo al centro della propria comprensione. Giunte alla XXVI edizione, un traguardo di tutto rispetto per il mondo evangelico italiano, le Giornate dell'Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione di Padova si sono confermate un convegno dove le convinzioni evangeliche sono state esplorate e discusse e si sono confrontate con altri orientamenti. Quasi 250 persone, tra cui molti giovani, hanno partecipato in modo appassionato ai lavori.

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