"O voi tutti che siete assetati, venite alle acque; voi che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte!"
Isaia 55:1

Il cosiddetto matrimonio omosessuale. Lamentazione sulla nuova calamità

full so called same sex marriageGesù morì affinché i peccatori eterosessuali e omosessuali possano essere salvi. Gesù ha creato la sessualità e ha una volontà chiara di come questa deve essere vissuta, in santità e gioia.

La sua volontà è che un uomo possa lasciare suo padre e sua madre per unirsi con sua moglie e che i due siano una carne sola (Marco 10:6-9). In quest’unione, la sessualità trova il suo significato stabilito da Dio, sia nell’unità fisica personale, sia nella rappresentazione simbolica, sia nel giubilo sensuale, sia nella procreazione fruttuosa.

Per coloro che hanno abbandonato la via di Dio per la soddisfazione sessuale e sono entrati in relazioni omosessuali o in fornicazione fuori dal matrimonio o nell’adulterio, Gesù offre una misericordia sorprendente.

E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio” (1 Corinzi 6:11).

Tuttavia, oggi questa salvezza dagli atti sessuali peccaminosi non è ben accolta. Al suo posto, c’è un’istituzionalizzazione di massa del peccato.

Con una decisione di 5 contro 4, la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha deliberato che gli stati non possono proibire il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

La Bibbia non tace su queste decisioni. Insieme alla sua spiegazione più chiara del peccato delle relazioni omosessuali (Romani 1:24-27), sostiene l’accusa della loro approvazione e della loro istituzionalizzazione. Sebbene le persone sappiano intuitivamente che gli atti omosessuali (insieme al pettegolezzo, alla calunnia, all’insolenza, alla superbia, al vanto, all’infedeltà, all’insensibilità, alla crudeltà) siano peccati, “non soltanto [li] fanno, ma anche approvano chi [li] commette” (Romani 1:29-32). “Perché molti camminano da nemici della croce di Cristo (ve l’ho detto spesso e ve lo dico anche ora piangendo), la fine dei quali è la perdizione; il loro dio è il ventre e la loro gloria è in ciò che torna a loro vergogna; gente che ha l’animo alle cose della terra” (Filippesi 3:18-19).

Questo è quanto ha fatto oggi il più alto tribunale del nostro paese: sapendo che queste azioni sono sbagliate, “approvano chi le commette”.

La mia sensazione è che non ci rendiamo conto della calamità che sta accadendo intorno a noi. La novità – per gli Stati Uniti e per la storia – non è l’omosessualità. Questa rovina esiste da quando tutti siamo stati rovinati dal peccato dell’uomo (e c’è un grande divario tra la tendenza e l’atto, proprio come c’è un grande divario tra la mia tendenza all’orgoglio e l’atto di vantarmi).

Neppure la celebrazione e l’approvazione del peccato omosessuale è una novità. Il comportamento omosessuale è stato sfruttato, ci si è dilettati in esso e lo si è celebrato nell’arte da millenni. La novità è la normalizzazione e l’istituzionalizzazione. Questa è la nuova calamità.

La ragione principale per cui scrivo non è montare un contrattacco politico. Non penso che questa sia la chiamata della chiesa come tale. La mia ragione per scrivere è aiutare la chiesa a sentire il dolore di questi giorni e l’immensità dell’assalto a Dio e alla sua immagine nell’uomo.

Più chiaramente degli altri, i cristiani possono vedere la grande quantità di dolore in arrivo. Il peccato porta in sé stesso la propria miseria: “Similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento” (Romani 1:27).

Inoltre, sopra al potere autodistruttivo del peccato viene infine l’ira definitiva di Dio: “Fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e la cupidigia che è idolatria. Per queste cose viene l’ira di Dio sugli uomini ribelli” (Colossesi 3:5-6).

Noi cristiani sappiamo quello che sta arrivando, non solo perché lo vediamo nella Bibbia, ma perché abbiamo provato il frutto doloroso dei nostri stessi peccati. Non scappiamo dalla verità che raccogliamo quanto seminiamo. I nostri matrimoni, i nostri figli, le nostre chiese, le nostre istituzioni… sono tutti travagliati a causa dei nostri peccati.

La differenza è che noi piangiamo sui nostri peccati. Non li celebriamo. Non li istituzionalizziamo. Ci rivolgiamo a Gesù per il perdono e l’aiuto. Gridiamo a Gesù, “che ci libera dall’ira imminente” (1 Tessalonicesi 1:10).

Nei nostri migliori momenti, piangiamo per il mondo e per la nostra nazione. Nei giorni di Ezechiele, Dio mise un segno di speranza “sulla fronte degli uomini che sospirano e gemono per tutte le abominazioni che si commettono in mezzo a lei” (Ezechiele 9:4).

È per questo che sto scrivendo. Non è un’azione politica, ma amore per il nome di Dio e la compassione per la città della distruzione.

Fiumi di lacrime mi scendono dagli occhi, perché la tua legge non è osservata” (Salmi 119:136).

John Piper è il fondatore di Desiring God e rettore del Bethlehem College and Seminary di Minneapolis, negli Stati Uniti. Ha servito come pastore alla Bethlehem Baptist Church di Minneapolis per oltre trent’anni ed è autore di oltre sessanta libri, tra cui tradotti in italiano: Vedete e gustate Gesù CristoDio è il vangelo Rifletti. L’attività intellettuale e l’amore per Dio. È sposato con Noël e ha cinque figli.

Post pubblicato originariamente su Desirig God con il titolo: So-Called Same-Sex Marriage. Lamenting the New Calamity

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