"Perchè, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato."
Romani 10:9

Gesù Cristo e Budda 1 di 2

buddaHo voluto scrivere questo post considerando l’incredibile diffusione, anche in Italia, del Buddismo, specialmente di quello di matrice tibetana. Questo soprattutto a causa della popolarità del Dalai Lama, una figura che ormai quasi si affianca al Papa della Chiesa Cattolica nel panorama delle religioni di questo mondo. E ne parlo specialmente per informare i Cristiani e le Cristiane che ci leggono, in modo che sappiano dare le risposte giuste a chi cerca di instaurare un paragone tra Cristo e Budda, con il solito spirito ecumenico, qualunquistico, confusionario, nel tentativo di far apparire il Buddismo come una religione, in fondo, seria e densa di verità innegabili.

Il Buddismo affonda le sue radici nell’Induismo, concentrando la propria attenzione sui metodi per uscire dal ciclo di nascite e rinascite a cui tutti gli esseri umani sono soggetti, secondo, appunto, la concezione induistica della vita umana. Secondo Siddharta Gautama, detto il Budda o Illuminato, è il desiderio che fa sì che si sia visceralmente attaccati a questa realtà mondana e che ci tiene legati ad essa, anche dopo la morte, facendoci “rinascere” in un altro corpo, in base alle azioni commesse in vita e che costituiscono il “Karma” o energia che ci tiene in vita e che, appunto, ci fa rinascere. Se però – dice Budda – si estingue del tutto ogni desiderio terreno, compreso soprattutto il desiderio di vivere, allora si entra nel Nirvana o ineffabile stato di completa assenza del desiderio e quindi di ineffabile beatitudine per sempre. Anzi, secondo il Buddismo più filosofico, che sembra essere quello originario, l’ideale del Buddista è semplicemente l’estinzione completa con il definitivo esaurimento del proprio Karma.

Questo che ho qui sintetizzato la massimo (forse fin troppo!), è il Buddismo detto “Hinayana” o “Piccolo Veicolo” così come lo si deduce dai discorsi di Budda, che ci sono pervenuti. Ma c’è anche un’altra corrente di pensiero, decisamente più religiosa, detta “Mahayana” o “Grande Veicolo”, di cui fa parte anche il Buddismo Tibetano. Ora, mentre nel “Piccolo Veicolo” si raggiunge il Nirvana esclusivamente con sforzi personali – soprattutto facendosi monaco o monaca – senza l’aiuto di alcun essere soprannaturale, nel “Grande Veicolo” compare la figura del Bodhisattva o “Essere destinato all’illuminazione”. Questi è un esser umano che in base ai suoi meriti personali già potrebbe entrare nel Nirvana, ma pospone questo evento per aiutare altri esseri umani a raggiungere l’Illuminazione ed il Nirvana. Tale sua funzione continua anche dopo la morte fisica, da una realtà soprannaturale non chiaramente definita. Si può quindi dire che questi Badhisattva svolgono una funzione analoga a quella dei “santi protettori” del cattolicesimo Romano. Deduciamo tutto questo da altri testi che attribuiscono al Budda tale concezione religiosa.

Nel “Grande veicolo”, lo stesso Budda è diventato un essere eterno, manifestazione del Budda universale. Infatti se si leggono le lodi rivolte al Budda nella letteratura propria del “Grande Veicolo”, sembra che ci si rivolga a lui come all’Ente Supremo.

Alcuni di questi “Protettori” sono divenuti famosi, come Amithaba, il Signore della Luce Infinita, e Adalokiteshvara, Il Signore che guarda con compassione – il ben noto Dalai Lama del Tibet (ora in esilio in India) è considerato l’emanazione e la presenza terrena di Adolokteshvera, che in tibetano è Chen-re-zi.

In particolare, secondo il Buddismo Tibetano, (che costituisce una variazione del Mahayana), che non ha più desideri ed estingue così il proprio Karma, con l’aiuto dei “Protettori”, entra a far parte o si immerge, dopo la morte, nella “Luce fondamentale” – una specie di vaga divinità panteistica, che non si può definire.

Al di là poi di tali concezioni filosofico-teologiche, nel Buddismo Tibetano ci troviamo dinanzi ad una vaga atmosfera fumosa, piena di leggende, miti e superstizioni di ogni tipo. E se ci si dice che il mito è solo il veicolo di concetti filosofici, rispondo che anche la filosofia buddista di qualunque tipo essa sia, è piena di contraddizioni e di affermazioni che sono in netto contrasto con la nostra esperienza di essere umani – e i Buddisti stessi non riescono nei loro scritti e nelle loro espressioni religiose ad essere coerenti con i loro presupposti filosofici, a partire dalla legge del karma, presentata come una legge naturale accanto ad altre leggi naturali, ma che ha evidenti implicazioni morali, molto diverse da quelle delle leggi della fisica. Una tale legge, come le altre, presupporrebbe un legislatore personale, la cui esistenza però i Buddisti negano a spada tratta. E se si parla di quella “luce” da cui tutto avrebbe avuto origine secondo il Buddismo Tibetano, non si sa se si possa parlare di un essere personale oppure se abbiamo a che fare con un vago panteismo.

Chi studia il Buddismo e, nello stesso tempo, conosce bene la Bibbia, si rende ben conto del fatto che l’Apostolo Paolo aveva ragione quando affermava nella Lettera ai Romani 1: 21-22 che “ essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma si son dati a vani ragionamenti, e l'insensato loro cuore s'è ottenebrato. Dicendosi saggî, sono diventati stolti”. Anche Budda ed i suoi seguaci hanno intuito l’esistenza di un ordine cosmico e di un Legislatore, come anche di un Essere assoluto che sta alla base di tutto ciò che esiste nell’Universo; ma, concentrati sulle presunte possibilità umane di superare il contingente per attingere l’assoluto, ed esaltando quindi l’uomo, sono rimasti chiusi nell’angusto orizzonte umano. Neppure il più ampio orizzonte del Buddismo del Grande Veicolo e del Buddismo Tibetano ha, in fondo, migliorato la situazione, perché si sono introdotti elementi marcatamente religiosi, tendenti sempre alla superstizione, e cioè i “Protettori”, la preghiera, ma anche la magia, che certamente non rispondono agli interrogativi fondamentali che ogni essere umano deve porsi: da dove è venuto l’Universo? Da dove sono venuto io stesso? Che ci sto a fare qui sulla terra? Quale sarà la sorte dell’umanità? Che avverrà di me dopo la morte? Ecc.

Indubbiamente Budda è stato un personaggio storico, vissuto circa seicento anni prima di cristo, ma fa parte più della mitologia che della storia. Attualmente, comunque, il Buddismo ha ricevuto un notevole impulso dalla persona e dall’opera del Dalai Lama. Il suo atteggiamento marcatamente ecumenico ha incontrato il favore anche di tanti che si dicono Cristiani. Secondo lui, come si legge testualmente a pag. 21 del libro intitolato “Oceano di Saggezza”, una raccolta dei suoi detti, edita in Italia dalla Newton Compton – “i cristiani ed i Buddisti hanno fondamentalmente la stessa dottrina e le stesse finalità”. Niente di più falso! Infatti alla base del Buddismo – di qualsiasi corrente sia – sta il problema del dolore e della morte, anzi del ciclo continuo di nascite e rinascite. Lo scopo del Buddista è quello di uscire da questo ciclo o samara ed entrare nel Nirvana. Invece, com’è noto, la prospettiva del Cristianesimo biblico non è semplicemente la salvezza dell’anima individuale, ma la realizzazione del Regno di Dio – realizzazione che sarà perfetta alla fine dei tempi, quando la storia umana sfocerà nella Nuova Gerusalemme, la realtà meravigliosa e definitiva descritta nel capitolo 21 dell’Apocalisse. Il male è stato introdotto nel mondo dal peccato, a cominciare da quello di Adamo ed Eva, che ha inquinato moralmente la natura umana. Il rimedio a tale situazione è Gesù, la fede in Lui e nella Sua opera redentrice. Gesù si è presentato ed ancor si presenta al mondo con garanzie tali che solo chi vuole chiudere gli occhi alla verità, non lo accetta per quello che è cioè il Salvatore dell’Umanità. Budda non ha fatto né può fare altrettanto.

A tal proposito, ricorderò sempre la testimonianza di un ex-monaco buddista, diventato cristiano. Fu nello Sri Lanka, e precisamente nella città di Kandy, un’antica e amena località al centro del’isola. Lo sentii parlare di Cristo con entusiasmo e in pubblico. La riunione si teneva all’ombra di un albero gigantesco – non dimenticherò mai quella scena. Ben sapendo chi fossero i monaci buddisti e quali fossero le loro dottrine, pensai che chi parlava ora soltanto era stato veramente illuminato dalla rivelazione cristiana. A lui e a tutti quelli che ancora oggi abbandonano false concezioni umane, filosofiche o religiose che siano, superstizioni e mitologie varie, si possono ben applicare, perché si sono realizzate, le parole che troviamo nella Lettera dell’Apostolo Paolo agli Efesini 5:14 che forse sono prese da un inno cristiano dell’epoca: “Risvegliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce”.

 

 

Edoardo Labanchi è un teologo evangelico laureato anche in Filosofia e Pedagogia. E’ stato professore a contratto nelle Università di Siena e Chieti, dove ha tenuto corsi su vari argomenti riguardanti l’Ebraismo ed il Cristianesimo. Da quasi venti anni dirige anche il Centro Studi Teologici, che pubblica la Rivista teologica “Riflessioni” ed i “Quaderni” o saggi per lo più riguardanti i movimenti filosofico-religiosi presenti oggi anche in Italia ed esaminati alla luce della Parola di Dio, e gestisce Corsi Biblici per Corrispondenza a vari livelli. È autore di diversi libri tra i quali: “Oltre la religione – l’essenza del Cristianesimo secondo la Bibbia” (ed. GBU), “Marianesimo o Cristianesimo?” (ed. Ricchezze di Grazia, Grosseto), ora tradotto anche in croato, “Islam ieri ed oggi: Storia e fede islamica alla luce della Parola di Dio” (ed. Ricchezze di Grazia). Il Dr. Labanchi vive a Grosseto con la moglie Carmen, sua segretaria e stretta collaboratrice in tutte le sue attività.

 

 

 

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