"Dio, nostro Salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità. Infatti c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato sè stesso come prezzo di riscatto per tutti"
Timoteo 2:3

Che cos'è la Bibbia

la bibbiaNon è facile rispondere a questa domanda, nemmeno per noi evangelici. La ragione è che, per la nostra stessa fede noi la consideriamo un’opera “ispirata da Dio” proprio come ha affermato l’Apostolo Paolo in 2 Timoteo 3: 16-17, “ogni scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona”. Anzi, ciò che Paolo dice qui direttamente dell’Antico Testamento, noi lo applichiamo anche al Nuovo Testamento, che all’epoca dell’Apostolo era in formazione. E’ il nostro “istinto cristiano” a farci credere così: quando leggiamo la Bibbia, noi sentiamola voce di Dio che ci ammaestra, esorta, ammonisce. E questo solo un cristiano può percepirlo, difatti “l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché gli sono pazzia; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente” (1 Corinzi 2:14). Noi credenti però abbiamo “la mente del Signore”, cioè pensiamo come il Signore, nel senso che, seppur gradualmente, acquistiamo la sua mentalità, il suo modo di vedere o considerare, valutare le cose. E quindi, in base a tale mentalità, noi avvertiamo che la Bibbia non è un libro qualsiasi, ma è il canale principale della Rivelazione Divina.

 

Noi dunque, dinanzi alla Bibbia, siamo condizionati dalla nostra fede – è un fatto da cui non possiamo prescindere. Ma questo non è per niente un aspetto negativo, anzi è l’atteggiamento giusto per capire che cosa è veramente la Bibbia. Qualcosa di analogo avviene anche a livello naturale. Ad esempio, due persone guardano lo stesso quadro in un museo. Supponiamo che sia il paesaggio di un pittore impressionista francese – lo sappiamo perché sotto il quadro c’è una didascalia. Eppure dinanzi allo stesso quadro, le reazioni di queste due persone sono diverse. Una dice: “Quello è un paesaggio? Per me è soltanto un guazzabuglio di colori!” L’altra invece è entusiasta. Dotata di una notevole sensibilità artistica, sa guardare il quadro secondo la giusta prospettiva, come devono essere guardati i dipinti degli impressionisti, e quindi quell’opera le dà un profondo senso di pace e armonia. Ora, la differenza tra queste due persone non è dovuta al quadro, che è oggettivamente lo stesso per entrambe che lo guardano, ma dal loro atteggiamento interiore, e quindi da un fattore esclusivamente soggettivo.

Qualcosa di simile avviene nel caso della Bibbia: per una persona può essere un libro noioso, oppure al massimo un’opera religiosa di grande interesse culturale, mentre per un’altra può essere, appunto, un’opera ispirata da Dio, con tutto quello che ciò comporta. E tale atteggiamento è dovuto soltanto alla sua fede cristiana. E’ tuttavia possibile, cambiare atteggiamento. Come? Riprendendo l’esempio già fatto, la persona dotata di sensibilità artistica può insegnare all’altra come guardare il quadro, cioè le può dire quale debba essere l’angolatura giusta da cui guardare quel “guazzabuglio” , in modo che prenda forma (forse con sua grande meraviglia!), e forse chissà potrebbe scattare in lui o lei una “molla”, che le faccia apprezzare un po’ di più quello che per l’altra persona è un capolavoro.

Analogamente, quando noi credenti parliamo della Bibbia ai non credenti, dimostrando loro che si tratta di un’opera seria dal punto di vista storico e spirituale, se in loro c’è una sincera ricerca della verità, si accosteranno alla Bibbia con sempre minori pregiudizi razionali o religiosi che siano, e potranno essere addirittura portati alla fede. Grazie a Dio, questo è avvenuto già milioni di volte nella storia dell’umanità, e avviene ancora! Inoltre, chi è riuscito a far sì che un altro abbia acquistato una certa sensibilità artistica cominciando ad apprezzare il famoso quadro, può ammaestralo ulteriormente, facendogli notare tanti particolari importanti che sfuggono a chi ha appena cominciato ad interessarsi seriamente di arte.

Analogamente, i credenti maturi, e specialmente i servi di Dio che esercitano un ministero nella Chiesa, possono e devono insegnare ai neofiti a leggere e studiare sempre meglio la Parola di Dio, in modo da coglierne tutti gli aspetti, tutte le sfumature, in modo da conoscere a fondo “tutto il consiglio di Dio” (Atti 20: 27), e viverlo con fedeltà. E naturalmente anche in questo non mancherà mai la guida dello Spirito Santo, che usa vari strumenti umani per continuare l’opera del Signore Gesù sulla terra, in attesa del suo glorioso ritorno. Bisogna dunque accostarsi con fede alla Bibbia. Ma tale fede deve tener conto dei contenuti oggettivi della Bibbia, nel senso che non può e non deve interpretare la Bibbia come gli pare e piace, ma piuttosto deve essere tale fede ad essere condizionata dalla Bibbia.

Mi spiego sempre con l’esempio del quadro che può illustrare questo duplice aspetto della Bibbia – l’aspetto soggettivo e l’aspetto oggettivo. Se il quadro rappresenta un paesaggio con alberi, piante, case, ecc., qualunque sia la mia sensibilità artistica, non potrò mai dire che il quadro rappresenta invece automobili, aerei e navi! Sarebbe negare l’evidenza! Posso certamente, come si diceva prima, apprezzare sempre meglio il modo con cui quegli alberi, piante e case sono stati rappresentati dall’artista, afferrarne tanti interessanti particolari, ma non posso affermare che rappresentano quello che in realtà non rappresentano. Analogamente, quando, ad esempio, nella Bibbia si descrive la creazione attuata da Dio, e se si parla di terra, cielo, stelle, sole, luna, piante, animali e dell’uomo stesso, non posso vedere in tutte queste cose chissà quali significati mistici o simboli vari, dicendo che è la mia fede a vedervi tutto ciò. No, se la mia fede cristiana è veramente tale, io vedrò nel racconto della creazione solo la terra, il cielo, le stelle, ecc., create da Dio. Lo stesso si dica di tutti i racconti biblici: dobbiamo prenderli alla lettera, cioè considerare il loro contenuto oggettivo. Solo se la Bibbia stessa mi dice esplicitamente che certi suoi racconti sono simbolici o allegorici, io parlerò di simboli e allegorie, come nel caso delle parabole o racconti allegorici, appunto. Ad esempio, quando in Isaia 5 si parla della “vigna del Signore”, evidentemente non dobbiamo vedere qui una vigna vera e propria, ma il popolo d’Israele paragonato ad una vigna, che avrebbe dovuto produrre uva buona ed invece ha prodotto lambrusche. Ugualmente, nella famosa parabola del Figliuol Prodigo, il padre rappresenta Dio ed il figlio rappresenta un credente che si allontana da Dio per il suo peccato, per poi ritornare pentito alla “casa del padre”. In altre parole, noi dobbiamo vedere ciò che la Bibbia ci dice oggettivamente, anche se, con la nostra fede, noi sentiamo che Dio ci parla attraverso le parole scritte della Bibbia. Anzi, gli stessi racconti possono “parlare” in modo diverso a ciascuno di noi, a seconda della nostra fede personale e delle nostre attuali necessità spirituali, ma rimarranno sempre oggettivamente quelli che sono: episodi veramente accaduti e parabole veramente narrate da Gesù e con un chiaro significato spirituale.

La lettura e lo studio della Bibbia, quindi, consistono in una continua interazione tra la nostra fede ed intelligenza e il testo oggettivo della Bibbia. Avviene come nel caso della nostra conoscenza del mondo che ci circonda: è un’interazione tra la mia capacità conoscitiva e gli oggetti al di fuori di me, che, in un certo senso, porto dentro di me, trasformandoli in sensazioni e concetti. Difatti in noi stessi portiamo la rappresentazione di tutto ciò che abbiamo conosciuto finora durante la nostra vita. Dentro di noi abbiamo come “il cervellone” di un computer, abbiamo un “hard disk”, con tutte le immagini ed i concetti che ci siamo fatti osservando il mondo che ci circonda.In realtà, noi abbiamo trasformato gli oggetti di questo mondo in sensazioni e concetti li abbiamo fatti nostri, secondo il nostro modo di sentire e conoscere.

Analogamente, quando leggiamo e studiamo la Bibbia, ognuno di noi, a seconda della nostra fede, conoscerà la Bibbia con i Suoi contenuti oggettivi, ma con delle sfumature personali, diverse da individuo a individuo. Eppure, se in tutti c’è la stessa fede cristiana, tutti parleranno sostanzialmente allo stesso modo delle narrazioni, degli insegnamenti, dell’esortazioni, degli ammonimenti, che oggettivamente si trovano nella Bibbia. Un altro esempio per illustrare ulteriormente questa idea. Se tutti noi osserviamo un tavolo, per tutti noi questo è un tavolo.

Eppure uno di noi, forse perché è falegname, ne apprezzerà particolarmente la forma e la fattura, potrà dire di che legno si tratta , ecc.; un altro che ama studiare e scrivere, dirà che quel tavolo sembra proprio fatto per essere in uno studio o in una biblioteca: un altro, con un temperamento da artista, noterà qualche sobrio ornamento, che nessun altro ha notato, e così via, ognuno noterà qualcosa di particolare a seconda de suoi talenti, della sua sensibilità, ecc. Ma nessuno negherà che quello è oggettivamente un tavolo. A nessuno verrà in mente che possa trattarsi di un automobile. Analogamente, i contenuti della Bibbia sono quelli che sono e dobbiamo conoscerli per quelli che sono, senza cercare di stravolgere la realtà. Ognuno di noi però potrà cogliere significati e sfumature, che altri forse non coglieranno, ma tutti noi ci troviamo dinanzi alla stessa Bibbia, con gli stessi contenuti oggettivi, che vanno analizzati, compresi e appresi, mediante la nostra fede e la nostra intelligenza, perché questa è la volontà di Dio.

Difatti ciò che nella Bibbia è detto dei Comandamenti di Dio, può essere detto della Parola di Dio in generale: “Questo Comandamento che oggi ti do, non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: ‘Chi salirà per noi nel cielo e ce lo recherà e ce lo farà udire perché lo mettiamo in pratica?’ ‘Non è al di là del mare, perché tu dica: ‘Chi passerà per noi di là dal mare e ce lo recherà e ce lo farà udire perché lo mettiamo in pratica?’. Invece questa parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica”. (Deuteronomio 30: 11-14). Sì, la Bibbia non è un Libro misterioso comprensibile solo a pochi religiosi iniziati. Certo, non tutto ancora ci è chiaro, ma oggettivamente è un Libro comprensibile, accessibile a tutti: basta accostarsi ad esso con fede e intelligenza, usando i talenti e i mezzi che abbiamo per conoscerlo a fondo sempre più.

 

 

Edoardo Labanchi è un teologo evangelico laureato anche in Filosofia e Pedagogia. E’ stato professore a contratto nelle Università di Siena e Chieti, dove ha tenuto corsi su vari argomenti riguardanti l’Ebraismo ed il Cristianesimo. Da quasi venti anni dirige anche il Centro Studi Teologici, che pubblica la Rivista teologica “Riflessioni” ed i “Quaderni” o saggi per lo più riguardanti i movimenti filosofico-religiosi presenti oggi anche in Italia ed esaminati alla luce della Parola di Dio, e gestisce Corsi Biblici per Corrispondenza a vari livelli. È autore di diversi libri tra i quali: “Oltre la religione – l’essenza del Cristianesimo secondo la Bibbia” (ed. GBU), “Marianesimo o Cristianesimo?” (ed. Ricchezze di Grazia, Grosseto), ora tradotto anche in croato, “Islam ieri ed oggi: Storia e fede islamica alla luce della Parola di Dio” (ed. Ricchezze di Grazia). Il Dr. Labanchi vive a Grosseto con la moglie Carmen, sua segretaria e stretta collaboratrice in tutte le sue attività.

 

 

 

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