"In nessun altro è la salvezza; perchè non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati."
Atti 4:12

Intervista a Diprose sulla teologia

diproseCaro Rinaldo, te hai conseguito la licenza in teologia presso il Melbourne College of Divinity (Australia), la laurea specialistica in teologia (MA) al Trinity Evangelical Divinity School (USA) e il dottorato di ricerca in teologia (PhD) presso la Evangelische Theologische Faculteit di Heverlee (Leuven) Belgio. Sei stato autore e curatore di diverse pubblicazioni e numerosi articoli, incluso un contributo regolare ne “Il Cristiano”. Inoltre, hai dato il tuo contributo nella revisione della Versione Riveduta della Bibbia. Sei stato membro del Consiglio e Segretario della European Evangelical Accrediting Association, socio fondatore dell’opera missionaria OMEFI (di cui sei stato anche Segretario) e hai aiutato nella formazione di conduttori delle chiese evangeliche albanesi. Sei stato anche direttore degli studi all’IBEI e sei il direttore responsabile di Lux Biblica. Insomma penso che ci aiuterai sicuramente tanto a capire qualcosa di più riguardo alla teologia.

Da ragazzo appena convertito, ti saresti immaginato tutto questo percorso di studi?

Assolutamente no. Conoscevo diversi uomini che trascorrevano ore e ore nello studio della Bibbia (negli anni prima che la TV diventasse un mangia tempo delle ore serali), ma non avrei potuto immaginare ciò che il Signore aveva in serbo per me.

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Guerra e pace

guerraLo so: questo titolo è ben poco originale, perché fa pensare al famoso romanzo storico del grande scrittore russo L.N. Tolstoj (1828-1919). Ma ho scelto questo titolo perché mette in evidenza due argomenti su cui si discute più che mai in questi ultimi tempi. Queste discussioni sono tra “partiti” opposti, tra coloro che ritengono la guerra a volte necessaria ed i pacifisti ad oltranza, contrari sempre, in ogni circostanza, ad ogni tipo di guerra – è ben nota anche la loro bandiera – arcobaleno.

I pacifisti ad oltranza, se sono religiosi, si appellano al comandamento divino “Non uccidere” (Esodo 20:13; Deuteronomio 5:17), mettendo in rilievo il fatto che ovviamente in ogni guerra si uccide. Anche nella Costituzione della Repubblica Italiana è affermato che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (articolo 11).

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Intervista a Diprose sul matrimonio

diproseCaro Rinaldo, te hai trascorso quasi 45 anni fianco a fianco con Eunice, tua moglie, prima che lei andasse col Signore circa un anno fa. Per chi avesse avuto l’opportunità di conoscervi come coppia, una delle cose che non avrebbe potuto non notare era il vostro affiatamento, la vostra amicizia e gioia. Secondo te quali sono stati gli ingredienti che hanno reso così bella e preziosa la vostra unione?

Innanzitutto la convinzione che il Signore ci aveva fatti incontrare e che eravamo fatti l’uno per l’altra. Un’altra cosa, il fatto che le nostre voci si armonizzavano perfettamente nel canto. Pochi mesi dopo esserci incontrati abbiamo cantato il nostro primo duetto a una festa. Per una parte del canto io cantavo la melodia e lei il contralto e poi lei cantava la melodia ed io il tenore. Abbiamo cantato così, la melodia e un controcanto, durante tutti questi anni, a casa intorno al pianoforte, durante i culti e in occasioni speciali. (Adesso mi è difficile cantare per molto tempo senza piangere perché mi manca la sua voce.) Poi il fatto di condividere i progetti e fare molte cose insieme, anche scalando piccole montagne. Mi piace sfogliare l’album (intitolato “dal fidanzamento all’eternità”) che documenta le varie tappe del nostro viaggio insieme, con foto annuali scattate in luoghi alquanto diversi. Infine credo che, a contribuire alla qualità della nostra unione, sia stata l’importanza che abbiamo dato alla vita familiare, in particolare il rapporto con i nostri figli e poi con i loro congiunti e con i nostri nipoti.

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Diversamente Abili

diversamente abiliIntroduzione

In passato mi era sembrato un po’ forzato definire le persone affette da qualche disabilità come persone “diversamente abili”. Poi per la seconda volta nella vita mi sono trovato a combattere personalmente con una disabilità. Devo ammettere che mai, come nel 2012, mi sono sentito motivato a seguire le paraolimpiadi! Avendo praticato l’atletica leggera da adolescente, mi sembrava per certi versi improprio abbinare il nome “olimpiadi” – dal nome della città greca “Olimpia” – alle imprese di persone che non possono sperare di raggiungere la stessa velocità o lanciare un oggetto per la stessa distanza che possono fare persone pienamente abili. Infatti ai giochi di Olimpia erano i più forti a ricevere un ramoscello di ulivo come segno della propria vittoria.

Invece, guardando le paraolimpiadi di Londra, ho visto con grande ammirazione la grinta straordinaria di un ciclista tedesco che, con un solo braccio e una sola gamba, portò con abilità la sua bicicletta a una velocità niente male. Ho visto anche la nuotatrice italiana, Francesca Camellini, mantenere la rotta e vincere due medaglie d’oro e una di bronzo, nonostante sia una ragazza non vedente. Queste imprese e altre ancora mi hanno fatto pensare a Murray Halberg, il neozelandese che nel 1960 vinse la medaglia d’oro per i 5000 metri alle olimpiadi di Roma nonostante una disabilità, per poi dedicare il resto della sua vita a perorare la causa dei disabili. La disabilità di questi atleti li ha fatti diventare degli autentici campioni.

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